Slow-math - Riflessioni di Isabelle Gallagher

Isabelle Gallagher è una matematica francese, Presidente della Société Mathématique de France. La sua ricerca riguarda le equazioni alle derivate parziali come le equazioni di Navier-Stokes, l'equazione delle onde e l'equazione di Schrödinger, nonché l'analisi armonica del gruppo di Heisenberg.

 

Per molto tempo ho svolto il mestiere ideale. Come insegnante trasmettevo, al di là della matematica, il gusto per la riflessione, per il confronto, la gioia della scoperta. Come ricercatrice portavo, insieme a tutta la comunità matematica, il mio piccolo contributo all'edificio. Facevo parte di questa avventura collettiva, che pensavo non si sarebbe mai fermata.   
Lentamente, insidiosamente, si sono tuttavia insinuati dei difetti. Abbiamo eletto ad eroi ed eroine colleghi per le loro prodezze tecniche, per il numero delle loro pubblicazioni in riviste cosiddette prestigiose. Abbiamo distribuito sempre più premi, finanziamenti sempre più ingenti, a un numero ristretto di persone, istituti o istituzioni, guardando spesso più alla loro produttività e reputazione che alla sostanza del lavoro svolto o alla sua natura intrinsecamente collettiva. Abbiamo osservato con uno sguardo divertito, se non perfino lusingato, una Fondazione mettere un premio in dollari su una breve lista di problemi matematici da risolvere nel millennio. E abbiamo usato come pretesto la concorrenza internazionale, la mancanza di mezzi istituzionali, per entrare in una corsa sfrenata alla pubblicazione, senza più prenderci il tempo di riflettere sul significato primario del nostro lavoro.  

Da qualche mese, il doping è irrotto nel nostro mestiere. Ce lo si può procurare con i propri mezzi, e talvolta è l'istituzione stessa a fornirne un accesso illimitato. All'inizio si trattava semplicemente di chiedere a ChatGPT di verificare una bibliografia, riformulare un paragrafo, rileggere un calcolo o migliorarlo. Poi è stato possibile chiedergli direttamente di fare quel calcolo, o persino di trovare il calcolo giusto da eseguire. Ormai si può essere dei "super-prompter", far lavorare centinaia o migliaia di agenti per esplorare quante più piste possibili, farli correggere tra loro, lasciar loro trovare idee e così far "cadere" uno dopo l'altro argomenti per tesi di dottorato, problemi che i colleghi si pongono o che la Fondazione Clay ha stabilito essere i più importanti. 
Il costo ecologico di questo nuovo modo di praticare la matematica non viene affrontato. Quale prezzo la comunità matematica è disposta a far pagare all'umanità per rispondere alle proprie domande? Presto le industrie dell'IA generativa si saranno stancate di testare e far progredire i loro modelli sulle nostre questioni, servendosi del nostro stesso lavoro che mettiamo a loro disposizione. Nel frattempo, avremo trasformato il nostro mestiere in una corsa ultra-dopata.   Di fronte a questa trasformazione è urgente ed essenziale tornare al significato primario del nostro lavoro e ripensare il modo in cui lo valutiamo.

Sogno una nuova pratica della matematica, per la quale non si debba ricorrere al doping per rimanere in gara. Sarebbe una "slow-math", così come esistono lo slow-food o lo slow-tourism. Una matematica di cui si padroneggiano la costruzione e gli obiettivi. Una matematica che permetta di deviare su strade secondarie che si rivelano talvolta più belle e interessanti di quella che si desiderava esplorare all'inizio. Una matematica in cui ci si prende il tempo di riflettere, redigere, spiegare, trasmettere. 
Questa pratica della slow-math è indispensabile perché non è il risultato finale ciò che conta e che permette di andare oltre, bensì il percorso, le deviazioni, i tentativi collettivi. Sono convinta che sarà la slow-math ad aiutare la società a progredire collettivamente e serenamente, e i giovani a continuare a voler imparare, porsi domande e comprendere. Questa pratica sarà possibile ormai solo se decideremo collettivamente di fermare la corsa alla pubblicazione e se saremo d'accordo nel valorizzare l'idea che può condurre al risultato tanto quanto la prodezza tecnica che lo raggiunge, e tanto quanto la rilettura, la riscrittura, la trasmissione delle idee e dei metodi. 
Allora potremo dimenticare la gara di velocità, prenderci il tempo di comprendere in profondità ed esercitare di nuovo il mestiere ideale.

(Traduzione: Simone Diverio).
 

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